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Giubileo dipendenti Giustizia, Ratti: “Per i problemi del personale della giustizia il Ministero cerca risposte nella Chiesa”

Di seguito il comunicato stampa a firma di Claudia Ratti, Segretario generale Confintesa FP.

Mi vergogno. Da dipendente del Ministero della Giustizia e Segretario Generale di Confintesa FP, provo un profondo imbarazzo nel vedere la mia istituzione smarrire le proprie priorità. I tribunali sono soffocati da fascicoli arretrati, organici ridotti all’osso e cittadini costretti ad attese infinite per una sentenza. Eppure, il Ministero trova il tempo e le risorse per organizzare un pellegrinaggio giubilare dei dipendenti. Volantini, email istituzionali, moduli di adesione: un’intera macchina organizzativa messa in moto dal Dipartimento per l’Innovazione Tecnologica (DGSIA), che dovrebbe occuparsi di digitalizzazione e processi telematici, ma che si dedica a catechesi, confessioni e passaggi della Porta Santa.

 

Come sindacalista, non posso tacere. Chiamarlo “Giubileo dei dipendenti della giustizia” è grottesco: per chi lavora in un sistema al collasso, non c’è nulla da celebrare. Precari sospesi nell’incertezza, personale a tempo determinato che aspetta stabilizzazione, lavoratori senza un contratto dignitoso: sono loro a garantire ogni giorno un servizio pubblico essenziale, nonostante tutto. E mentre questi problemi bruciano, il Ministero distoglie tempo di lavoro, strumenti informatici e canali ufficiali per promuovere un’iniziativa confessionale. È accettabile che le risorse dello Stato vengano usate in questo modo? È compatibile con il principio di laicità che dovrebbe guidare ogni istituzione pubblica? La risposta, a nostro avviso, è no.

Tanto più se si guarda agli impegni assunti dall’Italia con l’Europa. Il PNRR impone digitalizzazione, riduzione dei tempi processuali, innovazione organizzativa. Sono obiettivi ancora lontani, mentre la giustizia italiana arranca. Invece di concentrare energie su queste priorità, il Ministero inciampa nell’ennesimo scivolone, dimostrando di aver perso la bussola.

Non si fraintenda: la fede è una scelta personale, rispettabile e inviolabile. Ma lo Stato non può confondere la sfera privata con quella pubblica, né utilizzare strumenti istituzionali per finalità religiose. Questo “Giubileo” non celebra i lavoratori della giustizia né risponde ai bisogni dei cittadini: è soltanto l’immagine di un’amministrazione che distoglie attenzione, risorse e credibilità dalle vere urgenze del Paese.

Claudia Ratti

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