In una lettera indirizzata alla direzione di ItaliaOggi, il Segretario Generale Claudia Ratti chiarisce la posizione del sindacato sul decreto-legge n. 100/2026: nessuna opposizione alle stabilizzazioni, ma la richiesta che siano rispettati il contratto integrativo sottoscritto il 29 aprile e il ruolo della contrattazione
Confintesa FP interviene nel dibattito sull’Ufficio per il processo con una lettera inviata alla direzione di ItaliaOggi, in risposta all’articolo pubblicato il 16 giugno sul confronto tra sindacati e Ministero della Giustizia. Nel documento, firmato dal Segretario Generale Claudia Ratti, il nostro sindacato ribadisce il proprio sostegno alla stabilizzazione di tutti gli addetti all’Ufficio per il processo, contestando però l’ipotesi che un intervento normativo possa modificare, a poche settimane dalla firma, l’impianto definito dal Contratto collettivo integrativo sulle famiglie professionali. Al centro della riflessione il rispetto degli accordi sottoscritti, il ruolo delle cancellerie nel funzionamento della giustizia e la necessità di garantire soluzioni stabili per tutti i lavoratori coinvolti.
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Gentile Direttore,
con riferimento all’articolo “Ufficio per il processo, scontro sindacati-ministero” (ItaliaOggi, 16 giugno), Confintesa FP intende precisare la propria posizione, considerato che dal pezzo emerge una posizione non rispettosa del percorso compiuto, delle intenzioni e pure degli obiettivi.
Confintesa FP sostiene la stabilizzazione di tutti gli addetti all’Ufficio per il processo (AUPP), senza esclusioni, da posizioni pubbliche e documentate sin dal 2022. Contestare il decreto-legge n.100/2026 non significa ostacolare le assunzioni: significa difendere il Contratto collettivo integrativo sulle famiglie professionali, sottoscritto il 29 aprile 2026, che inquadra gli AUPP nell’Area dei funzionari dei servizi giudiziari. Un decreto non può riscrivere unilateralmente, a poche settimane dalla firma, ciò che le parti hanno definito al tavolo dopo anni di trattative tese a contemperare gli interessi sia del personale precario, sia del personale assunto a tempo indeterminato e non da ultimo, dell’efficienza delle cancellerie che amministrano il sistema giustizia.
Il punto è il metodo. Ridisegnare per decreto, in via unilaterale, l’impiego di un personale il cui inquadramento le parti hanno appena definito al tavolo — in attuazione dell’art. 18 del CCNL Funzioni Centrali — significa svuotare la contrattazione integrativa nel momento stesso in cui la si è conclusa, e con essa la democrazia sindacale.
Conviene chiarire cosa sia, davvero, l’Ufficio per il processo o, meglio, cosa non sia.
Non è l’ufficio del giudice.
Gli AUPP non esercitano funzioni giurisdizionali -che restano del magistrato- né sono assistenti personali del giudice: sono funzionari dell’amministrazione giudiziaria che sostengono, in via ordinaria, il funzionamento dell’ufficio e delle cancellerie.
È il Viceministro Sisto a volere gli addetti “in diretta collaborazione con i magistrati”, relegando il resto all’eccezione. Ma il funzionario dell’Ufficio per il processo, per legge, sostiene in via ordinaria tanto l’attività del giudice quanto il lavoro delle cancellerie: non l’uno in alternativa all’altro.
Ciascuno concorre ad amministrare la giustizia nel proprio ruolo.
Sostenere le cancellerie non è per loro un ripiego né un tradimento dell’Ufficio per il processo: è parte ordinaria del loro lavoro. È semmai la rappresentazione offerta dal Viceministro Sisto — che vorrebbe i funzionari impegnati nelle cancellerie “solo in via residuale” — a risultare fuorviante, perché degrada una funzione che la legge attribuisce loro in via ordinaria.
Il raccordo con le cancellerie, peraltro, non è un compito eccezionale, ma una funzione ordinaria, prevista sin dal 2021 (circolare DOG del 21 dicembre 2021) e ribadita dalla legge (D.Lgs. 151/2022, art. 5, comma 1, lett. c), propria della famiglia professionale in cui gli AUPP sono inquadrati.
È anche per questo che abbiamo contestato il decreto. Il caso di Bergamo, in questi giorni, lo dimostra: dieci nuovi magistrati hanno appena giurato, ma alla Procura le cancellerie sono ridotte al minimo, al punto che — come ha dichiarato il Procuratore — si potranno trattare “solo le urgenze”. Il collo di bottiglia della giustizia non è più il numero dei magistrati: è la tenuta delle cancellerie. E Bergamo non è un caso isolato: la scopertura delle cancellerie è ormai strutturale e attraversa gli uffici di tutto il Paese.
E va detto in modo chiaro: tutte le risorse destinate a rafforzare il personale degli uffici giudiziari sono già state impegnate proprio nella stabilizzazione degli AUPP che, ad oggi devono rafforzare le cancellerie su cui l’Amministrazione ed i Sindacati sottoscrittori hanno voluto investire: confinarne l’impiego significherebbe vanificare quell’investimento. Se poi servono altri magistrati, li si recluti con un concorso da magistrati; gli AUPP non sono il surrogato di nessuno.
Resta il nodo dei circa 1.400 colleghi esclusi dalla stabilizzazione. Non possono essere destinati alle sezioni “stralcio” sull’immigrazione come a un binario di parcheggio: vanno stabilizzati.
C’è poi un monito che viene dalla storia recente. Per decenni lo Stato ha lasciato i magistrati onorari in un limbo di precarietà, senza riconoscerne lo status di lavoratori, fino a quando la Corte di giustizia dell’Unione europea (sentenza C-658/18 del 16 luglio 2020) e la procedura di infrazione 2016/4081 hanno imposto il loro riconoscimento e la loro stabilizzazione (legge di bilancio 2022 e, da ultimo, legge 15 aprile 2025, n. 51). Sarebbe un errore aprire, con gli AUPP, un nuovo fronte dello stesso tipo: un personale tenuto in un inquadramento incerto oggi è un contenzioso certo domani.
Quanto ai tempi, l’urgenza dei “quindici giorni” non l’hanno creata i sindacati, ma un decreto pubblicato il 12 giugno — a due settimane dalla scadenza del 30 giugno — su una materia già regolata da un accordo firmato.
La comunicazione del 10 giugno è un atto di responsabilità, non un sabotaggio contro i precari, ai quali abbiamo voluto difendere il lavoro, l’inquadramento e perfino la sede di servizio per il funzionamento dei servizi.
Confintesa FP presenterà a breve un proprio progetto per una corretta riorganizzazione delle competenze nell’amministrazione della giustizia. Nel frattempo, ci presentiamo all’incontro con il Ministro Nordio con spirito costruttivo e una richiesta chiara — la stabilizzazione di tutti nel rispetto dell’accordo del 29 aprile — certi che il confronto possa ricondurre in quel solco un’impostazione che, nelle parole del Viceministro, se ne è discostata.
Coprire gli uffici scoperti è doveroso nel pieno rispetto delle regole, del contratto e della tempistica, senza scaricare ulteriori oneri sulle spalle dei lavoratori.
Segretario Generale
Claudia Ratti


