Le organizzazioni sindacali firmatarie del CCNI del 29 aprile 2026 contestano le nuove disposizioni annunciate sull’Ufficio per il processo: «Non si può sottoscrivere un accordo e modificarne unilateralmente i contenuti poche settimane dopo». Chiesto un confronto urgente con il Ministero della Giustizia; sul tavolo anche il ritiro della firma dal contratto e lo stato di agitazione
Roma, 10 giugno 2026 — Le Organizzazioni Sindacali firmatarie del CCNI sulle Famiglie Professionali del Ministero della Giustizia del 29 aprile 2026 esprimono forte preoccupazione per le dichiarazioni rese in data odierna dal Viceministro Francesco Paolo Sisto sulle disposizioni in materia di Ufficio per il processo contenute nel decreto-legge in materia di giustizia.
Se confermate, tali misure rappresenterebbero un grave vulnus alla contrattazione collettiva: si interverrebbe per via legislativa e unilaterale sui compiti e sulla collocazione professionale degli addetti UPP, ossia sulla stessa materia che le parti hanno disciplinato per contratto appena sei settimane fa. Non si può sottoscrivere un accordo e, a poche settimane di distanza, aggirarlo con la norma. La definizione legislativa dei compiti contraddice inoltre il quadro già vigente — il D.Lgs. 151/2022, il CCNI del 29 aprile 2026 e la circolare DOG del 21 dicembre 2021 — e la clausola «salvo casi di urgente e comprovata necessità» rischia di riaprire l’impiego generalizzato in cancelleria, ribaltando l’impegno assunto pubblicamente dallo stesso Viceministro a un utilizzo «solo in via residuale».
Desta pari preoccupazione la sorte del personale UPP non ancora stabilizzato: una proroga di soli tre mesi con destinazione alle sezioni specializzate per l’immigrazione non è una risposta, ma l’uso di professionalità mature come tappabuchi per una funzione diversa da quella per cui sono state reclutate e formate. Questi lavoratori meritano la stabilizzazione strutturale, non soluzioni temporanee.
Le scriventi Organizzazioni Sindacali hanno pertanto richiesto l’immediata convocazione di un tavolo di confronto con il Ministero della Giustizia. In assenza di risposte concrete, saranno valutate tutte le iniziative di mobilitazione, compreso il ritiro della sottoscrizione del CCNI del 29 aprile 2026 e la proclamazione dello stato di agitazione. Sarebbe il decreto, non il ritiro, a privare di fondamento l’intera procedura: svuotando le famiglie professionali, l’intervento legislativo travolgerebbe a monte l’inquadramento, le assunzioni e la stabilizzazione in corso. Le scriventi non accettano di essere chiamate a coprire con la propria firma un impianto che il Governo stesso ha già compromesso. Le scriventi chiedono esattamente il contrario: che assunzioni e stabilizzazione si compiano, nel rispetto degli accordi e senza forzature legislative.
La contrattazione si rispetta. Gli accordi sottoscritti si onorano. I lavoratori della Giustizia meritano certezze, non annunci.
UNSA CONFSAL – CISL FP – CONFINTESA FP – UILFP GIUSTIZIA – FLP
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