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Concorso assistenti, che giustizia è? Le sedi migliori agli idonei, i vincitori lontani da casa

Concorso RIPAM 2.600 assistenti


Ha vinto il concorso, si è classificato in posizione utile, ma lavora a centinaia di chilometri da casa, in una delle sedi più scoperte del Nord, perché quella che avrebbe voluto risultava già scelta da un collega che lo precedeva in graduatoria. Quel collega, il 1° ottobre, non si è presentato, e la sede rimasta vuota è andata a un idoneo, cioè a chi nel concorso era arrivato dopo di lui.
Il Ministero della Giustizia ha infatti disposto lo scorrimento della graduatoria del concorso RIPAM per 2.600 assistenti su 1.025 posti rimasti vacanti, quasi quattro su dieci, e gli idonei hanno già scelto le sedi, mentre i vincitori sono rimasti dove erano stati destinati. È bastato che qualcuno scegliesse una sede senza poi occuparla perché chi veniva subito dopo in graduatoria la perdesse per sempre e perché, poche settimane più tardi, la trovasse libera chi nel concorso aveva ottenuto un punteggio inferiore: difficile chiamarla giustizia, tanto più al Ministero che ne porta il nome.

Per arrivare fin qui non si è badato a tempo e pazienza: una graduatoria rettificata più volte, una scelta delle sedi sospesa e poi rifatta da capo per tutti i vincitori, con l’avviso che garantiva il rigoroso rispetto della posizione in graduatoria. Un rigore durato esattamente fino al 1° ottobre, quando i vuoti si sono aperti ovunque, al Tribunale di Milano con appena 5 vincitori insediati su 94 ma anche nelle sedi più ambite, dal Tribunale di Napoli alla Corte d’Appello di Roma.
Chi ha preso servizio si è presentato puntuale nella sede che gli era rimasta, e lì resta, vincolato per cinque anni alla sede di prima destinazione, perché la richiesta di offrire ai vincitori in servizio le sedi liberate da chi non si è presentato è rimasta senza risposta e quelle sedi sono passate direttamente allo scorrimento.
Nel frattempo il personale che da anni attende l’interpello per avvicinarsi alla famiglia continua ad aspettare, come se la pazienza fosse un requisito di servizio. Non si può dire che il Ministero non fosse stato avvisato. Con la nota del 5 ottobre Confintesa FP aveva chiesto di bandire prima l’interpello, di offrire poi le sedi vacanti ai vincitori in ordine di graduatoria e solo alla fine di chiamare gli idonei, come l’Agenzia delle Entrate aveva fatto senza drammi nel gennaio 2025 con i propri neoassunti, e aveva ricordato che l’accordo sulla mobilità interna del 15 luglio 2020 impone l’interpello di assestamento prima di procedere al reclutamento. Le assunzioni sono arrivate, lo scorrimento anche, l’interpello no, e a nostro avviso chi dal personale in servizio dovesse impugnare l’assegnazione di sedi che attendeva da anni avrebbe argomenti molto solidi da far valere, con il risultato di aprire un contenzioso che una sequenza ordinata avrebbe evitato e di cui a pagare il prezzo sarebbero, ancora una volta, i lavoratori e gli uffici. Viene da chiedersi perché, a ogni concorso, si debba arrivare puntualmente a questo punto.

Confintesa FP chiede ora che l’interpello venga bandito senza ulteriori rinvii e che i vincitori finiti nelle sedi più svantaggiate abbiano la precedenza sulle sedi che continueranno a liberarsi, a cominciare da quelle che resteranno vuote anche dopo lo scorrimento. E si impegna perché non accada più, portando la questione in ogni sede di confronto con l’Amministrazione e con il Dipartimento della Funzione Pubblica, affinché nei prossimi bandi sia scritto con chiarezza che le sedi lasciate libere da chi rinuncia o non prende servizio vanno offerte prima ai vincitori, nell’ordine di graduatoria, e soltanto dopo agli idonei, e affinché l’interpello per il personale in servizio preceda davvero ogni nuova assunzione, come gli accordi prevedono già oggi.

La nota di Confintesa FP del 5 ottobre 2026L’avviso di scorrimento del Ministero

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